Intervento di Ceccoli Silvano

Ho letto con attenzione il documento politico-programmatico per il nostro 15° Congresso e devo dire che, sostanzialmente, mi trovo d'accordo con quello che è stato scritto. Ho deciso però di presentare un emendamento aggiuntivo nel paragrafo dove si citano le varie battaglie che l’ANPI si propone di mettere in campo, in quanto nella lotta per la questione morale non si cita neppure una volta la mafia. Si parla giustamente di "questione morale" e di "corruzione" che ha raggiunto livelli probabilmente mai toccati nella storia della nostra Repubblica, ma non si cita la mafia in quanto tale. Invece è proprio la mafia una, non l'unica certamente, delle cause del degrado poltìco-sociale che stiamo vivendo nel nostro paese. Non dimentichiamoci dello stalliere di Arcore e delle altre mille connessioni tra politica e mafia che leggiamo ogni giorno sui giornali, anche su quelli locali. Recentemente poi sono emersi particolari raccapriccianti di connessioni tra Lega Nord e mafia hi Lombardia. Non a caso il sindaco leghista Aldegani di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha arbitrariamente deciso, nel 2009, di togliere il nome di Peppino Impastato alla Biblioteca Comunale di Ponteranica, provocando ogni anno una grande manifestazione di cittadini con la partecipazione di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che anche all'ultima manifestazione è intervenuto sul palco e di fronte a circa 4.000 manifestanti ha detto: "I nomi di quanti hanno perso la vita per lottare per il bene della comunità non possono essere cancellati, sono un patrimonio collettivo e quindi vanno difesi. La Lega Nord e la mafia sono frutto della stessa strategia reazionaria e fascista" Per questo credo sia importante, parlando di questione morale, citare la mafia, la cui avanzata nella nostra società è frutto di una strategia che va di pari passo con l'avanzata sui principali media di ideologie xenofobe, razziste e parafasciste.

Assieme al degrado politico e sociale che è sotto i nostri occhi quotidianamente, da un po' di anni stiamo assistendo all'emergere di una crisi economica strutturale, causa di nuove povertà. La crisi però non la vogliono pagare le classi elevate e, quindi queste, per garantirsi entrate economiche costanti, devono tenere bassi i salari, comprimendo i diritti del lavoro, la cui conseguenza è l'emergere di un mondo del lavoro giovanile insicuro, precario, che non riesce a soddisfare le primarie necessità di vita, con conseguente abbassamento dei consumi, che provoca a sua volta il generalizzare della crisi in tutti i settori economici. Il sorgere del precariato giovanile fa sì che l’ANPI non dovrebbe avere come riferimento sindacale solo la CGIL, che sebbene sia senz'altro il maggiore sindacato dei lavoratori italiani, nel settore del precariato si è mossa in ritardo, mentre parte del variegato sindacalismo di base ha tra le sue fila molti precari. Proprio perché l’ANPI non deve essere una associazione con un riferimento partitico determinato, allo stesso modo non deve avere un solo soggetto sindacale di riferimento, ma anche nel sindacalismo di base esistono lavoratrici e lavoratori antifascisti come in CGIL e io non guarderei solo alla CGIL, ma allargherei l'orizzonte d'azione anche ad altre realtà sindacali, in cui l'antifascismo è un elemento non secondario.

Parlando del ruolo dell'ANPI al secondo paragrafo dove si cita il ripudio della violenza, io farei delle precisazioni, anche perché la Resistenza, a cui l’ANPI fa riferimento e da cui è sorta non era certo un movimento pacifista e i partigiani, obtorto collo, hanno dovuto, pur nella situazione dì guerra e di occupazione straniera, impugnare e usare le armi. Senza le operazioni militari dei partigiani Genova non sarebbe stata liberata come invece è stato. Se per violenza ci riferiamo alle azioni terroristiche di gruppi autoreferenziali che credono di giocare a fare la rivoluzione, per poi finire a fare il gioco della reazione, allora mi trovo completamente d'accordo, e nell'attuale contesto storico-politico, qualsiasi violenza di questo tipo, da qualsiasi parte provenga, è da rifiutare. Ma se per violenza intendiamo momenti di tensione, di esasperazione, qualche cassonetto bruciato o qualche azione di massa, allora io ritengo che occorra ricordarsi l'articolo 15 della Costituzione della Repubblica Napoletana, intitolata "Dichiarazione dei diritti e dei doveri dell'Uomo, del Cittadino, del Popolo e dei suoi Rappresentanti", dove si dice testualmente: "// Popolo ha il diritto di fare la guerra. Questo diritto scaturisce da quello della Resistenza che è il baluardo di tutti i diritti". E riprendendo da quella esperienza rivoluzionaria napoletana, la Commissione dei 75,

 

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Intervento di Ceccolì Silvano

presieduta dal comunista Umberto Terracini, e di cui faceva parte Giuseppe Dosssetti cattolico e Pietro Calamandrei azionista, nel Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana presentata all'Assemblea Costituente avevano introdotto il seguente articolo, che avrebbe dovuto diventare il numero 50 della nostra Costituzione: "Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino". Questo articolo fu respinto, in sede deliberante, dalla parte moderata dell'Assemblea Costituente, che accolse la tesi del democristiano Guido Gonnella, secondo il quale quell'articolo avrebbe lasciato aperto nei cittadini la possibilità di sospettare che anche il nuovo ceto politico, appena uscito dalla Resistenza, avrebbe potuto deviare e corrompersi. Io credo che la violenza è da rigettare, ma, in determinate situazioni eccezionali, non si può evitare, a meno che noi non vogliamo credere alle favole e alle utopie. Culturalmente noi dobbiamo batterci perché qui in Italia, come in qualsiasi parte del mondo non si ricorra mai all'uso della violenza e della guerra per risolvere le questioni politiche, ma data la natura umana penso che sia ciò impossibile, fintanto che persisterà lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, fintanto che esisteranno ideologie razziste, xenofobe, omofobe, che giudicano le persone dal colore della pelle, dai gusti sessuali e dal paese in cui uno è nato. Penso che sarebbe necessario un articolo nella nostra Costituzione come quello proposto dalla Commissione dei 75 e trovo alquanto contraddittorio il voler riaffermare il ripudio della violenza in un contesto, come quello italiano, dove, dopo la definitiva fine degli anni di piombo, le uniche morti violente sono per opera della mafia o per l'insufficiente sicurezza sui posti di lavoro.

Un altro punto che vorrei sottolineare è che non mi trovo d'accordo nelPaprire a elementi di destra le fila dell'ANPI, solo perché questi elementi agiscono nell'acccttazione del dettato costituzionale e si dichiarano antifascisti, perché la storia della destra italiana è sempre stata profondamente ostile agli ideali che hanno sempre animato la resistenza, sia che fossero cattolici, che socialisti o comunisti e non hanno quasi mai trovato punti d'unione con questi tre grandi ideologie che hanno dominato e sono convissute nella Resistenza. Dico questo perché, per la sua profonda avversione a Berlusconi, questa apertura sembra indirizzata a Fini e al suo gruppo politico. Ebbene io sono contrario ad una apertura anche solo tattica a Fini, in quanto non dobbiamo dimenticare che non esiste solo il Fini che critica su cose sensate e giuste Berlusconi, ma esiste il Fini che ha chiesto la soppressione della festività del 25 Aprile e, come se non bastasse ha colmato la misura domandando l'estensione del titolo di Cavaliere della Libertà anche ai militanti della Repubblica di Salò, andando così a onorificare i componenti il plotone di esecuzione della Benedicta, e non quei poveri giovani partigiani fucilati. Per questi motivi sono contrario a ritenere Fini parte di un progetto antiautoritario, perché nel suo agire resta un fascista, anche se vuole apparire un fascista ripulito di tutte le nefandezze che il fascismo ha fatto nel nostro paese e nelle colonie.

Se vogliamo davvero dare un senso all'ANPI in questo attuale contesto storico dobbiamo lavorare culturalmente per preparare un nuovo 25 Aprile che ci liberi l'Italia del moderno Mussolini e porti il nostro paese verso un futuro un po' più sereno, cacciando questo governo razzista, xenofobo e fascista.

Ora e sempre Resistenza!

 

 

 

 

 

 

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